langhe-roero e monferrato: Un patrimonio di gusto

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Recensioni

Ricordi e sogni all’Enoteca di Palluda

Agnello laccato al miele

Canale, il cuore del Roero, Comune nato nel XIII secolo sui terreni appartenuti a feudatari vicini al Vescovo di Asti. Oggi nel centro città si trova l’enoteca regionale del Roero. Al piano superiore il ristorante All’Enoteca, lo stellato di Davide Palluda, mentre al piano inferiore oltre il dehors estivo si apre l’Osteria dell’Enoteca che lo chef roerino definisce «la versione in jeans e t-shirt del ristorante». E noi ci siamo stati qualche mese fa. Ormai qualche settimane fa, invece, per festeggiare i nostri dieci (10!) anni insieme siamo andati al piano di sopra. 

Un ambiente caldo ed elegante ci ha dato il benvenuto nel ristorante che ha ottenuto la stella Michelin nel 2000 e da allora l’ha sempre mantenuta. Un riconoscimento, racconta lo chef, alla scelta di valorizzare la cultura del Roero.

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Piazza Duomo, la cattedrale
di Enrico Crippa ad Alba

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    Carciofo alla giudia - animelle di coniglio
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    Insalata 21 - 31 - 41 -51
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Questo articolo nasce con un po’ di ritardo. Vuoi per una nostra mancanza di tempo, vuoi per la difficoltà di raccontare un’esperienza così. Bella.

G – Era febbraio, il giorno del mio compleanno. Ho passato settimane a interrogarmi sul regalo di Chiara. Sapevo soltanto che saremmo andati a cena in un gran bel posto. Per giorni è stato un tentare la sorte continuo. Davo per scontato che si trattasse di uno stellato. «Non siamo mai stati dove ti porterò». Niente: forse lo sognavo, ma non ci credevo.

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«Socarrat» non è una parolaccia
Garantisce Quique Dacosta

El Poblet

Complici la voglia di fuga dal freddo rigido del Nord Italia, le temperature allettanti della penisola iberica ma anche le ottime tariffe di voli e hotel, qualche settimana fa siamo stati qualche giorno in Spagna. Prima a Barcellona, poi a Valencia. Eccezion fatta per lo spostamento tra le due città e l’escursione al castello di Xàtiva, a meno di un’ora in treno da Valencia, in sei giorni abbiamo macinato 150 chilometri a piedi. Sì, esatto: 150. Verso la fine però una tappa in un monastero della cucina: il Poblet. Continua a leggere

Gusto Madre all’ombra della Mole

GUSTO AUTENTICO_5

Iniziata al Gusto Divino di Saluzzo, continuata ad Alba, ora l’avventura di Gusto Madre è pronta per Torino. A raccontarcelo erano stati proprio i ragazzi che, guidati dagli “innamorati sotto il segno del lievito madre” Massimiliano Prete e Fabio Ciriaci, contribuiscono al successo di questa pizzeria nel centro della città di Alba, cuore delle Langhe: alla fine della nostra ultima visita, che vi abbiamo raccontato con dovizia di gustosi particolari, ci avevano infatti preannunciato l’apertura nel capoluogo torinese. L’ombra della Mole un po’ spaventa ma allo stesso tempo è capace di elettrizzare e dare nuova linfa al progetto di Gusto Madre, che da martedì 19 dicembre è così sbarcato anche a Torino. In via Mazzini, accanto al Conservatorio, a pochi passi dalle vie dello shopping. Continua a leggere

I ragazzi del Vicolo Battisti

IL VICOLO

«Volevo offrirti, pagandolo anche a rate, nu brillante e quínnece carate..Ma tu vulive ’a pizza, ’a pizza, ’a pizza, cu ’a pummarola ’ncoppa…’a pizza e niente cchiù!» cantava Aurelio Fierro nel 1966. Da una settimana, l’arte del pizzaiuolo (con la «u»!) napoletano è patrimonio culturale dell’umanità Unesco. Per l’organizzazione dell’Onu «i pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico” durante il processo di produzione della pizza». Per l’Italia si tratta del 58° bene tutelato, il nono in Campania. Ma questo è un vero e proprio rito sacro, degno di essere esportato. Ed era giusto – anzi, doveroso – che giungesse anche nella nostra città, Asti. Per lo sbarco sotto la statua di Alfieri (o meglio, a pochi passi) dobbiamo ringraziare i ragazzi del Vicolo Battisti. Continua a leggere

Le Langhe diventano chic
al Campamac di Maurilio

Le carni del Campamac

Consigliati da amici siamo andati in un locale aperto da pochissime settimane nel cuore di Barbaresco, il borgo medievale patria di “Le Roi” Angelo Gaja, la star dei produttori dei vini italiani. Siamo stati al Campamac – osteria di livello, ristorante aperto dallo chef Maurilio Garola (una stella Michelin a Treiso) assieme alla moglie Cecilia, produttrice di vino, e Paolo Dalla Mora, con un passato da manager di grandi aziende. Un’osteria 2.0, ha spiegato quest’ultimo a Repubblica, «cioè con l’anima della trattoria ma senza le tovaglie a quadretti». Marco Trabucco, il gourmet del quotidiano di Largo “Fichetti” che ha raccontato il locale, ha scritto del «primo “matrimonio” tra le colline di Pavese e Fenoglio e la Milano della moda»: da una parte Maurilio e Cecilia, dall’altra Paolo. C’è la tradizione piemontese, ma c’è anche il gusto per l’attenzione e la cura del dettaglio da ristorante chic.

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Apsea, la collina del vino buono

Di Apsea abbiamo già scritto, brevissimamente, nel primo articolo pubblicato su questo blog, quello dedicato ai Bercau di Verduno, in provincia di Cuneo. E a pochi chilometri da Verduno, in quel piccolo paesino ai confini con le prime langhe che si chiama Diano d’Alba, c’è proprio Apsea, la cantina di Marco Monandro che rifornisce con il suo B i Bercau. Il B è il vino che beviamo sempre, tutte le volte che andiamo da Massimo e Gianni. Anche perché il suo è uno dei quattro locali in Italia ad avere le etichette di Marco. È un piccolo, piccolissimo produttore la cui clientela è soprattutto straniera, soprattutto nordeuropea. Ma il suo B, dicevamo, ci ha conquistato. È un rosso che, come suggerisce il nome, è fatto con uve barbera. Continua a leggere

Guaglioni d’Alba: Ventuno.1

Napoletani, con meno di trent’anni e un locale tutto loro nel cuore delle Langhe. È questa, in meno di venti parole, la storia che ci ha convinti a provare il bistrot Ventuno.1 di Alba, a pochi passi da piazza Michele Ferrero (ex piazza Savona, nel 2015 ribattezzata in onore del signor Nutella). I due “guaglioni”, Alfonso e Francesco, rispettivamente classe 1988 e 1991, si sono conosciuti alla Locanda del Pilone. Dopo diverse esperienze si sono quindi incontrati ad Alba e qui hanno deciso di aprire il loro ristorante con bottega. Sì, perché all’ingresso del Ventuno.1 si possono acquistare gli ingredienti che più li rappresentano, «una ricercata selezione di prodotti tipici di ogni parte d’Italia», raccontano sul loro sito. Continua a leggere

In picchiata sulla tradizione
alla Trattoria del pozzo

Vino e cucina

Cortiglione, un piccolo paesino di 600 anime nell’Alto Monferrato astigiano ma assai più vicino al centro di Alessandria che a quello di Asti. Ha dato i natali a Ilario Fiore, storico corrispondente della Rai da New York, poi da Mosca, infine da Pechino, che morì il 12 settembre 1998 mentre lavorava a un libro sul tentato furto da parte dei sovietici dei progetti per il Concorde.

A Cortiglione ci siamo stati pochi giorni fa: abbiamo cenato in un vecchio fienile, la Trattoria del pozzo. «Pace assoluta e tranquillità immensa», preannunciano i proprietari di questo ristorante a conduzione familiare. Un fienile rinnovato ma senza fronzoli né grosse pretese di stile e design, una cucina tradizionale ma con qualche guizzo capace di stupire. Continua a leggere

L’Aromatario e altre cicche
dal borgo medievale di Neive

L'EDERA DELL'AROMATARIO

Siamo a cavallo tra l’ultima Langa del Moscato e le colline del Monferrato, in un piccolo borgo fra Barbaresco e Castagnole delle Lanze con i palazzi color cotto e i tetti rossi, che subito fanno autunno. Siamo a Neive, un paese diviso in due: in alto la parte più antica, medievale; in basso quella moderna, detto anche Neive Borgonuovo, nel pianoro attraversato dal Torrente Tinella. Un tempo ricco centro della zona, Neive alta è un pais di sgnuret, un paese dei signorotti, con i suoi palazzi e le sue piazze di pregio che, assieme alla Torre dell’orologio duecentesca, le hanno permesso di essere tra i Borghi più belli d’Italia, l’elenco stilato dalla Consulta del Turismo dell’Associazione nazionale comuni italiani.

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