langhe-roero e monferrato: Un patrimonio di gusto

IL VICOLO

I ragazzi del Vicolo Battisti

«Volevo offrirti, pagandolo anche a rate, nu brillante e quínnece carate..Ma tu vulive ’a pizza, ’a pizza, ’a pizza, cu ’a pummarola ’ncoppa…’a pizza e niente cchiù!» cantava Aurelio Fierro nel 1966. Da una settimana, l’arte del pizzaiuolo (con la «u»!) napoletano è patrimonio culturale dell’umanità Unesco. Per l’organizzazione dell’Onu «i pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico” durante il processo di produzione della pizza». Per l’Italia si tratta del 58° bene tutelato, il nono in Campania. Ma questo è un vero e proprio rito sacro, degno di essere esportato. Ed era giusto – anzi, doveroso – che giungesse anche nella nostra città, Asti. Per lo sbarco sotto la statua di Alfieri (o meglio, a pochi passi) dobbiamo ringraziare i ragazzi del Vicolo Battisti.

No, non i ragazzi del vicolo di Gomorra. No, non o’ Track, o’ Cardillo e Capaebomba. Parliamo di quei giovani che, – gli va riconosciuto – con grande coraggio, ma anche professionalità e simpatia, in questo periodo non facile per le nuove iniziative imprenditoriali, hanno deciso di riaprire le porte di un locale più volte passato di mano negli ultimi anni e con un grande potenziale. Hanno scelto di puntare su pochi elementi – e lo dimostra il menù chiaro, pulito, semplice non troppo ricco da confondere ma con qualche chicca come le birre artigianali ben selezionate e qualche specialità di carne – per valorizzare un ambiente caldo e capace di giocare sul confine della trattoria e della modernità: al centro c’è il cliente, un amico, magari da portare dopo cena al piano di sotto, dove si trova il cocktail lounge bar.

IL TEST AZZURRO

Al Vicolo Battisti la pizza è una e una sola: quella napoletana. Ma prima di avventarci su quel tondo di pasta lievitata, ci siamo concessi un antipasto di quelli semplici e diretti, capaci di rivelare l’attenzione alla materia prima in due passaggi: mozzarella di bufala campana e acciughe del Cantabrico. Una parola: eccellenti. Un filo d’olio e via.

BUFALA CAMPANA - ACCIUGHE CANTABRICO
BUFALA CAMPANA – ACCIUGHE CANTABRICO

Due pizze. Non «dueddue», come direbbe la classica nonna napoletana aggiungendo la frase cult «STAI SCIUPATO». Due, e si smezzano. Confessiamo le nostre difficoltà con la pizza napoletana: quella vera è morbida ed elastica, con il classico «cornicione» morbido intorno. A noi il croccante manca. E forse sarà per questo che la nostra pizza preferita rimane quella di Gusto Madre (ad Alba), che vi abbiamo raccontato qualche tempo fa. Ma il gusto personale non ci ha offuscato la mente e condizionato il palato. La pizza era lei, quella vera napoletana, con tutte le caratteristiche di cui sopra.

Ecco le nostre scelte: la Pizza del vicolo (pomodoro San Marzano, bufala campana, funghi, pomodori confit e salsiccia di Bra) e Vesuvio (pomodoro San Marzano, mozzarella campana, ricotta di bufala, crudo di Parma, basilico fresco). La prima è più complessa al palato: i funghi non banali e decisi, la dolcezza del pomodoro confit e la grinta della salsiccia – una pizza eccellente, soprattutto per la stagione autunno/inverno. La seconda è più “facile” ma incredibilmente ricca e goduriosa per le nostre papille che adorano la ricotta (e le scelte successive ve lo dimostreranno).

PIZZA VESUVIO
PIZZA VESUVIO
PIZZA DEL VICOLO
PIZZA DEL VICOLO

Due dolci, e si condividono. Tiramisù e cannolo siciliano. Il primo è il super classico, ed è fatto ad arte: molto umido, e per questo fresco e mai nauseante. Il secondo, invece, sconvolge per la forma  – come potete vedere dalla foto – e l’intesa salsa al mandarino che gioca a contrastare la ricotta decisa e il fritto della pasta.

I NOSTRI CONSIGLI

Divertitevi, è la chiave al Vicolo Battisti. Se avete dubbi sulla birra, lasciatevi guidare, non sbaglierete. Lo stesso fate con la pizza, ma noi vi consigliamo di provare assolutamente quella del Vicolo . Noi eravamo stanchi quella sera e non siamo riusciti a fare le scale per bere una cosa al lounge bar. Ma, riferiscono fonti accreditate, merita la visita. E anche lì c’è una sola condizione: divertirsi con gli amici.

1 Comment

  1. Concordo pienamente con la vostra recensione, la nostra (Asti), è una città che manca forse di questi slanci imprenditoriali coraggiosi, di giovani così preparati, gentili e non altezzosi (Gusto Madre, perdonatemi, non ho resistito…).
    Una pizza napoletana come si deve e una nota di merito per la carne, materia prima eccellente, cotta e servita in maniera impeccabile.
    Colgo l’occasione per farvi i complimenti, vi ho scoperto da poco, avete creato un bellissimo Blog\Sito\Rivista, dedicato a persone, luoghi e “cucine” (sono un romantico della mia terra Asti\Monferrato) che hanno bisogno di essere riscoperte e riportate al loro giusto merito.

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